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Spedizione cartaginese

Stampa: Annibale

Premessa
Spedizione cartaginese
Dionisio
Le strategie di Dionisio
Il Castello
La sconfitta dei cartaginesi
Il Castello Eurialo nella storia
Storia delle Latomie

Annibale, nel 409 a.C., sbarca in Sicilia, chiamato dai Segestani; assedia Selinunte, la espugna e ne fa scempio; indi corre ad Imera, l’assale ed immola 3.000 cittadini ai Mani dell’avo Amilcare.
I Siracusani cercarono di soccorrere le due pericolanti città, ma la turbolenta democrazia di Siracusa si mostrò inetta alla grande impresa; sicché a Selinunte giunsero tardi i soccorsi, ed a Imera Diocle, temendo una diversione di Annibale verso Siracusa, lesinò gli aiuti; ed assisté in ultimo, impotente alla distruzione della misera città.
I Siracusani, nel nuovo cimento non ebbero, come 70 anni prima, a capo della cosa pubblica, un uomo del valore di Gelone, e non poterono quindi impedire che si verificasse una delle crisi più dolorose che racconti la storia.
Solo Ermocrate di Siracusa avrebbe potuto disciplinare le forze greche, ed opporre una energica resistenza alle armi di Cartagine; ma la repubblica siracusana, sospettosa e gelosa del prestigio di questo grande cittadino, teneva lui lontano dalla Sicilia, a guerreggiare nell’Asia minore, contro le colonie di Atene.
Ermocrate, che Tucidide chiama “uomo non inferiore ad alcuno in prudenza, valoroso in guerra ove si era sempre egregiamente condotto, di grande grido per la sua gagliardia”, turbava, più del pericolo punico, i sonni della sospettosa democrazia siracusana. Sebbene egli avesse onorato le armi di Siracusa in lidi lontani, fu deposto da capo della spedizione dopo la sfortunata battaglia navale di Cizico e condannato al bando. Ma, ritornato libero di sé, si decide a capitanare il movimento greco contro Cartagine. Fornito di mezzi dal Satrapo Farnabazo, sbarca a Messana, assolda mille combattenti, percorre la Sicilia occidentale, e molesta i possedimenti punici; corre a Selinunte, ne riedifica l’abitato nell’acropoli, rafforzandone le muraglie, indi va ad Imera, e raccolte quivi le ossa insepolte dei guerrieri siracusani, ai quali Diocle non aveva saputo dare pietosa sepoltura, ne compone un mesto convoglio e lo spedisce a Siracusa. Il popolo, dopo aver tumultuato, rese grandi onoranze alle misere spoglie dei Siracusani periti sotto Imera; condannò al bando Diocle, ma non richiamò Ermocrate. Questi però, spinto da numerosi partigiani, ruppe ogni indugio e, con pochi dei suoi, si presentò notte tempo presso una delle porte di Siracusa. Allora i cittadini, ritenendo imminente la tirannide, si radunarono in tumulto, e nel subbuglio notturno che ne seguì Ermocrate e la maggior parte dei suoi aderenti vennero trucidati.
Fra costoro uno ve n’era, che, ferito gravemente fu dato per morto e curato segretamente dagli amici. Quest’Uomo predestinato che riempì la storia delle sue gesta, era Dionisio.

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