Dionisio uomo di forte animo, di grande valore, ambizioso e senza scrupoli, mirò sin dalla giovinezza a prendere le redini dello Stato. Non nobile di casta, ma uomo colto, ricorse all’espediente di ingraziarsi la plebe per salire in alto, a centrare in sé tutti i poteri indispensabili per disciplinare le forze greche ed opporre una gagliarda resistenza al dilagare della potenza cartaginese. All’ardua impresa egli si preparò con ardore e con mezzi adeguati. Era l’anno 406 a.C. e la Sicilia tutta si trovava in grande fermento, perché una nuova spedizione di Cartagine aveva deciso la sorte della splendida città di Agrigento. I Siracusani corsero, anche questa volta, in difesa della città assalita, ma era destino che la democrazia si mostrasse impotente di fronte a Cartagine. Infatti gli Agrigentini, sotto gli occhi dei generali siracusani, furono costretti ad abbandonare notte tempo la patria, ed a lasciare che il feroce Amilcare saccheggiasse le loro ricche case ed i templi famosi. Dionisio, traendo partito da questo insuccesso, fece divampare lo sdegno del popolo Siracusano, contro i capi militari, e, col favore della plebe, si fece eleggere stratego, dapprima insieme ad atri due, e poi unico capo delle milizie Siracusane, ossia stratego autocratore. Dionisio, occupando siffatta magistratura, venne ad assumere, all’età di 25 anni, gran parte dei poteri che la costituzione dava al popolo Siracusano; egli pur mirando al dominio assoluto si servì di quei poteri per la salvezza della razza greca, di fronte all’opera sterminatrice di Cartagine, che seguiva la sua marcia di distruzione verso la Sicilia orientale; e le città Greche, costernato per l’imminente pericolo, non avevano speranza di salvezza che nelle armi dei siracusani comandati da Dionisio. Correva l’anno 405 a.C. ed i Puni, non contenti di aver distrutto Selinunte, Imera ed Agrigento piombavano su Gela e la cingevano d’assedio. Dionisio si affrettò a soccorrere la disgraziata città e preparò il suo piano di battaglia con un’azione simultanea per mare e per terra. Ma sventuratamente sul piano di lui pesò quella stessa fatalità che gravò sugli italiani in Africa 23 secoli dopo! L’azione combinata dei vari corpi di esercito non risultò contemporanea contro le soverchianti forze del nemico, ed i Cartaginesi, sopraffacendo così i primi arrivati, ebbero battaglia vinta. A Dionisio non rimase altro scampo che fare abbandonare ai Geloi, nascostamente, la loro città e condurli, insieme ai cittadini di Camarina, ad abitare in Siracusa, in cui riteneva più formidabile la difesa e più sicura la vittoria finale. Amilcare, preoccupato dei preparativi guerreschi dei Siracusani, e delle infelici condizioni sanitarie del proprio esercito, troncò la guerra e, dopo aver stipulato un trattato di pace, ritornò in Africa. |
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