Il Castello Eurialo fu innalzato sul punto di convergenza delle due grandi muraglie che chiudevano la terrazza di Epipole, ed a cavaliere di una strada, che serviva, come ricorda Tito Livio, a mettere in comunicazione Siracusa coi campi e coi luoghi interni dell’isola. Quest’opera militare, secondo il piano di Dionisio, mirava a proteggere il vettovagliamento della pentapoli ed a formare base di operazione forte e sicura contro il nemico che tentasse cingerla di assedio. Dionisio perciò costruì il Castello in modo da renderlo non solo inespugnabile per assalto, ma adatto alla sortite delle milizie, per qualsiasi impresa offensiva. Quando egli vide con certezza che le formidabili fortificazioni di Siracusa gli offrivano il mezzo di sfidare Cartagine con successo, si diede con attività febbrile ad allestire tutti gli apparecchi guerreschi per iniziare una lotta offensiva. I temènoi dei templi, i portici delle piazze, i ginnasi e le case dei più cospicui cittadini furono occupati da una miriade di operai per apprestare armi e difese. Nel volgere di pochi mesi furono allestiti 140.000 corazze. Anche la flotta fu messa in assetto di guerra riparando le vecchie navi e costruendone altre nuove, cosicché, in poco tempo, 300 triremi si trovarono atte a prendere il mare. Dionisio aveva per tal modo trasfuso nel popolo siracusano il suo grande fervore per liberare il resto della Sicilia dal Puni; e l’entusiasmo fu grande quando, in una assemblea popolare, egli bandì la guerra contro i fieri nemici della razza greca. Fu una esplosione di sdegno da lungo tempo represso contro tutto ciò che di cartaginese avesse il nome; sdegno che si propagò anche alle città siciliane soggette alla dominazione di Cartagine: fu un avvenimento paragonabile al Vespro Siciliano, come osserva Holm, ma più terribile di quello famoso del XIII secolo. |
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