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La sconfitta dei cartaginesi

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Dionisio
Le strategie di Dionisio
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La sconfitta dei cartaginesi
Il Castello Eurialo nella storia
Storia delle Latomie

Dionisio, sostenuto dal favore della maggior parte dei Sicelioti, dall’amicizia di Sparta e dalla neutralità benevola degli Stati confinanti, mandò, sul principio dell’anno 397 a.C., ambasciatori a Cartagine per intimare, a nome del popolo siracusano, di lasciar libere tutte le città greche della Sicilia. Era evidente che con ciò dovesse divampare la guerra.
Dionisio entra subito in campo, muove contro Mozia, l’assedia e l’espugna; Cartagine, sebbene afflitta dalla peste, raduna un forte esercito di mercenari, guidato da Imilcone, e lo fa sbarcare in Sicilia; il grave duello ha per terra e per mare mutevole sorte per le due parti; ma infine Imilcone prende il sopravvento, e minaccioso si avanza verso Siracusa, occupando prima Messana. Però una straordinaria eruzione dell’Etna gli taglia la via, e l’obbliga a girare il grande vulcano dalla parte occidentale, per potersi recare ad investire Siracusa.
Intanto la flotta siracusana viene battuta nei pressi di Catana, e Dionisio coll’esercito è costretto a rientrare in Siracusa e ad apprestarsi alla estrema difesa, mettendo in grave cimento le formidabili fortificazioni da lui ideate.
La flotta cartaginese, forte di 200 triremi e di 1.800 navi da carico, entra quasi trionfalmente l’anno 396 a.C. nel gran Porto di Siracusa; e poco dopo sopraggiunge per terra Imilcone con 300.000 armati e si accampa presso l’Olimpieo, evitando di assalire le opere fortificate. (L’Olimpieo ricadeva nella collina a destra del fiume Anapo, in prossimità del porto ove si trovano ora due colonne monolitiche che appartenevano al tempio di Giove Olimpio).
Arduo cimento era quello di cui veniva esposta Siracusa; ma Dionisio vigilava senza tregua, e le grandi opere da lui attenuate, facenti capo al Castello Eurialo, erano lì a sorreggere le fortune della razza greca. Egli, appoggiandosi a quelle fortificazioni, era libero nelle proprie decisioni; e, quando si avvide che il nemico si trovava stremato dalle malattie e dai disagi del lungo assedio, ideò il suo piano di battaglia. Dispose un’azione combinata delle forze di mare e di terra, e, nottetempo e di sorpresa, riuscì a conquistare i due castelli cartaginesi posti nell’Olimpieo e, nel seno Dascone del Porto Grande, mentre la flotta siracusana, sul far del giorno, assaliva i ripari di quella nemica.
Le navi siracusane distrussero e catturarono parte della flotta cartaginese; e Dionisio, avendo in pari tempo incalzato l’esercito nemico sino al mare, poté, in vicinanza alla foce dell’Anapo, appiccare il fuoco a 40 legni cartaginesi, i quali trascinati dal forte vento, in preda alle fiamme sparsero il terrore e la morte nel resto della flotta nemica. Alla orrenda battaglia navale furono spettatori i combattenti delle due parti e le donne siracusane. I combattenti dalla spiaggia del porto, e le donne, dai tetti delle loro case, assordavano l’aria d’urla di gioia e di dolore, alla vista dello immane spettacolo di quel mare di fuoco che circuiva le navi fuggitive, aggiungendo orrore alla disfatta della grande armata cartaginese.
La battaglia vinta da Dionisio obbligò Imilcone a pagare una indennità di guerra ed a fuggire notte tempo coi resti della spedizione. Così nell’anno 395 a.C. la civiltà greca risorgeva, come la fenice a nuova vita dalle fiamme della flotta cartaginese arsa e quasi distrutta nel porto di Siracusa, lasciando alle aquile latine la lotta decisiva, che scacciar doveva dall’Europa la razza semita. Dionisio, chiamato da Pubblio Scipione il più grande degli uomini per valore e per senno, aveva salvato il mondo ellenico da una grande rovina.

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